Provate a chiudere gli occhi per un istante. Siete in Piazza Castello, nel cuore pulsante di Torino. Intorno a voi, il rumore del tram e le chiacchiere dei passanti. Adesso, immaginate di scendere di qualche metro, giù, nel silenzio, dove l’aria è più umida e il tempo sembra essersi fermato. Sotto i vostri piedi, si estende un’altra città. Una città fatta di cunicoli, gallerie, cantine e passaggi segreti che hanno visto secoli di storia, eroismo e mistero.

Benvenuti nella Torino sotterranea.

Le Gallerie della Guerra: il sacrificio di Pietro Micca

Iniziamo il nostro viaggio da uno dei luoghi più simbolici e toccanti della città. Sotto l’attuale Museo Civico Pietro Micca, si snoda un labirinto di oltre 14 chilometri di gallerie. Volute da Emanuele Filiberto di Savoia all’inizio del XVIII secolo, da qui, i soldati sabaudi scavavano sotto le linee nemiche per piazzare barili di polvere da sparo e farli saltare in aria.

Ed è qui che si consumò uno degli atti di eroismo più celebri della storia italiana. Era la notte tra il 29 e il 30 agosto 1706. Un reparto di granatieri francesi era riuscito a penetrare in queste gallerie e stava per irrompere nella Cittadella. Un giovane minatore piemontese, Pietro Micca, si trovava lì con un commilitone. Capì che se i francesi fossero passati, la città sarebbe caduta. L’unico modo per fermarli era far brillare una mina, ma la miccia era troppo corta. Pietro Micca ordinò al compagno di fuggire e, rimasto solo, diede fuoco alla polvere. L’esplosione uccise lui e i soldati nemici, salvando la Cittadella e, di fatto, l’intera città.

Gli Infernotti: cantine, rifugi e cospiratori

Ma la Torino Sotterranea non è solo guerra. Se ci spostiamo sotto i vecchi palazzi del centro, scopriamo un’altra incredibile rete di passaggi: gli infernotti.

In piemontese, infernòt significa letteralmente “piccolo inferno”, e il nome rende bene l’idea. Erano anguste cantine scavate a mano nella tenera pietra arenaria, usate dai contadini e dalle famiglie per conservare il vino, i salumi e persino il ghiaccio. Ma a Torino, questi locali assunsero una funzione diversa. Non rimanevano confinati sotto il singolo edificio, ma si allungavano, si collegavano, creando una vera e propria rete sotterranea che univa palazzi e strade.

E qui la storia si fa avvincente. Durante il Risorgimento, questi cunicoli divennero il rifugio ideale per i carbonari e i mazziniani. Immaginate la scena: siamo a metà dell’Ottocento, la polizia sabauda irrompe in una riunione segreta al Caffè del Progresso in corso San Maurizio. Ma i cospiratori, nel frattempo, sono già spariti nel nulla, inghiottiti dalla terra, e riemergono chissà dove, forse nei pressi della vicina “Fetta di Polenta”.

Secoli dopo, durante la Seconda Guerra Mondiale, gli stessi infernotti tornarono utili. Con il suono delle sirene, i torinesi si rifugiavano in questi angusti cunicoli, trasformati in rifugi antiaerei improvvisati. E nel secondo dopoguerra, alcuni di questi luoghi cambiarono ancora volto. Sotto Palazzo Carignano, ad esempio, gli infernotti divennero sede dell’Unione Culturale, fondata da intellettuali del calibro di Cesare Pavese e Norberto Bobbio.

Le Grotte Alchemiche: il mito, la leggenda e la magia

E arriviamo al capitolo più misterioso, quello che è valso a Torino l’appellativo di “città magica”. Sotto i suoi antichi palazzi, si dice che si nascondano le famose tre grotte alchemiche .

Pensate a un intreccio di cunicoli così potente da essere considerato una vera e propria “porta” verso altre dimensioni. La leggenda, che affonda le radici in racconti esoterici e alchemici, vuole che queste siano state il ritrovo di maghi e parapsicologi per secoli. Si dice che qui siano scesi personaggi come Nostradamus, Paracelso e il Conte di Cagliostro.

Qual è la verità? Sotto il centro storico di Torino esistono davvero passaggi antichi, costruiti dai Savoia a partire dal ‘400. La prima grotta sarebbe situata sotto il Palazzo Reale, considerato dall’esoterismo il “cuore magico bianco” della città, un triangolo magico che unirebbe Torino a Lione e Praga. La seconda grotta collegherebbe Piazza Castello a via Garibaldi, arrivando forse fino alla Chiesa della Gran Madre, passando sotto il Po. La terza, infine, sarebbe quella più segreta, inespugnabile e, secondo alcuni, custodirebbe addirittura la pietra filosofale .

Che ci crediate o no, resta il fatto che Emanuele Filiberto, detto “Testa di Ferro”, era così affascinato da queste arti da aver fatto costruire un laboratorio alchemico proprio nei sotterranei di Palazzo Madama, dal quale poteva accedere direttamente a questi misteriosi cunicoli. Mito o realtà? Forse un po’ entrambi.

Le Ghiacciaie di Porta Palazzo: i freezer del ‘600

Cambiamo completamente scenario e spostiamoci sotto uno dei luoghi più vivi e caotici della città: Porta Palazzo. Il mercato più grande d’Europa, con i suoi colori e i suoi odori, poggia su una struttura sorprendente.

Sotto i banchi di frutta e verdura, infatti, si aprono enormi ghiacciaie, ovvero cisterne a forma di imbuto rovesciato, profonde e capaci di contenere quantità impressionanti di ghiaccio e neve.

Fino all’inizio del Novecento, durante l’inverno, si raccoglieva la neve, la si pressava e la si conservava in questi silos sotterranei, isolati dal calore esterno. Durante i mesi estivi, quel ghiaccio veniva estratto e usato per conservare gli alimenti, rinfrescare le bevande dei nobili e, probabilmente, per preparare i primi sorbetti.

La Mole e la Necropoli

Terminiamo questo viaggio a Torino alla Mole. Durante i suoi restauri, gli operai fecero una scoperta incredibile: sotto il monumento si trovavano stanze piene di statue, gessi, studi e sculture preparatorie. Era il deposito di uno scultore, un laboratorio d’arte rimasto sigillato per decenni.

Torino è una città che non finisce mai di stupire. Ogni volta che la si visita, si scopre qualcosa di nuovo. Così, la prossima volta che passeggerete per le sue eleganti vie, fermatevi un attimo. Guardate il selciato e pensate a cosa c’è laggiù. Il più è ancora da scoprire.